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Le vittorie della cittadinanza attiva, reattiva e scientifica

 

 

“Oggi è stata una giornata importantissima, la giornata della sentenza Ilva e abbiamo toccato con mano quanto è stato importante organizzarci con gli strumenti della cittadinanza attiva. Con una buona documentazione e soprattutto tanta passione. Ricordo tutti questi anni con una grande fatica. Le fatiche sono messe sullo sfondo, la soddisfazione è quella di aver dato un contributo, insieme a tanti amici, al futuro di questa città”.

Così ha commentato per Cittadini Reattivi Alessandro Marescotti, presidente di Peacelink, quella che per Taranto rimarrà una giornata speciale, indimenticabile per tutti i cittadini, le associazioni e i comitati che da moltissimi anni si battono contro l’inquinamento dell’ex-Ilva che ha martoriato un’intera città e nel ricordo delle tante vite spezzate, troppo spesso prematuramente, dalle sostanze cancerogene.

Si è infatti concluso il 31 maggio 2021 il primo grado del più grande processo ambientale tenutosi in Italia: “Ambiente Svenduto”, con 47 imputati di cui 3 società di cui 26 sono stati condannati per un totale di oltre 280 anni di pena. Per le prime condanne si sono aspettati ben 9 anni e il lavoro di ‘chi non accettava’ questa situazione cominciò ben prima: nel 2005 i cittadini di Taranto scoprono che in città è presente la diossina, ma mai nessuno ne aveva documentato la presenza e, tantomeno, la quantità.

Il processo riguarda i fatti dal 1995 al 2012. Come ci hanno ricordato i Genitori Tarantini, in presidio davanti al Tribunale di Taranto, nulla è ancora cambiato a Taranto e la lotta per la chiusura dell'area a caldo continua.
Noi non abbiamo dimenticato la loro mobilitazione in piazza Montecitorio a Roma lo scorso 12 e 13 maggio (a questo link potete ‘rivivere’ le giornate della manifestazione), mentre erano in attesa che il Consiglio di Stato si pronunciasse sul ricorso presentato da ArcelorMittal contro la sentenza del Tar di Lecce che, lo scorso febbraio, confermava la validità dell’ordinanza di chiusura dell’area a caldo dell’Ilva, emanata dal Sindaco di Taranto.

Tante sono le lotte nei territori, a ogni livello. Da nord a sud. Petizioni, azioni legali, manifestazioni. Non vi nascondiamo che vorremmo avere le forze umane ed economiche per raccontarle con il giusto spazio e dignità, come tutte meritano. Dalla Val di Susa che torna a manifestare il 12 giugno, al Veneto inquinato dai PFAS che attende la prossima udienza, a chi lotta in Campania per togliere i rifiuti dalle grinfie delle ecomafie. Fino appunto a Taranto, dove la cittadinanza attiva e reattiva ha vinto una grande prova di giustizia e merita il massimo rispetto delle istituzioni nazionali e internazionali. Ora attendiamo il responso del Consiglio di Stato, insieme a tutta la cittadinanza attiva e reattiva tarantina.

Che le istituzioni facciano le istituzioni, che la politica governi per il bene comune non per interessi clientelari. 

“Non un altro bambino, non un altro abitante di questa sfortunata città, non un altro lavoratore dell’Ilva, abbia ancora ad ammalarsi o a morire a causa delle emissioni tossiche del siderurgico” (Patrizia Todisco, gip della Procura di Taranto, 26 luglio 2012). 

Ecco, noi dimentichiamo, non vi dimentichiamo. E sappiamo che questi momenti vanno fermati a futura memoria. Continuate a sostenerci. Insieme ce la faremo.


Rosy Battaglia e Nicola Petrilli
per Cittadini Reattivi APS

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