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A quali eventi parteciperai questo week end?


La domanda di questa settimana ha bisogno di almeno altre due domande al seguito:

 

Sono davvero ricominciati gli eventi? ma soprattutto: cosa sono diventati gli eventi?


In principio fu la piazzetta con tutto il piacere di chiacchierarsela: tante persone riunite in uno spazio fisico designato o consacrato per l’occorrenza era la spina dorsale della socialità, naturalmente vissuta nei modi e tempi preferiti dal singolo.

Un bel giorno il flagello dell’utilità inizia a tormentare gli episodi aggregativi ed ecco nascere gli eventi a cui siamo stati abituati nell’ultima decina scarsa di anni: momenti di socialità resi possibili dalla sponsorizzazione economica di questo o quel brand che, navigati praticanti del marketing esperienziale, si sono fatti a turno amplificatori o creatori di realtà dell’intrattenimento (festival, appuntamenti, serate, rassegne, aperitivi, mostre…).

Poi accade una pandemia e un lockdown, gli eventi non si possono più fare, non si può stare vicini, non ci si può più aggregare liberamente per il gusto di farlo, i brand devono ripensare ai piani editoriali e anche noi dobbiamo ripensare ai nostri piani per l’intrattenimento, al nostro tempo libero.
 

Ad un certo punto l’emergenza lascia spazio alla nuova normalità e gli eventi ricominciano, ma sono diversi e ci lasciano molto perplessi. 


Il vantaggio degli investimenti dei brand sugli eventi, per l'individuo in quanto persona e non in quanto utente, stava principalmente nella possibilità di fare esperienze condivise, esercitare le relazioni reali e ricaricarsi di energie spendibili nei momenti meno sereni. 
Quegli stessi eventi che hanno goduto e beneficiato della spontaneità data da un elemento umano portato liberamente ad aggregarsi, avvicinarsi, muoversi nello spazio, sono oggi svuotati da questo guizzo vitale, imbrigliati nelle segnaletiche, nelle transenne e nei dispositivi di protezione individuale.
 

Quel che resta da questa socialità normata è un’esperienza da supermercato, una contrattazione economica, la vendita del prodotto.
Fare la spesa con la radio in filodiffusione non ha praticamente nulla da invidiare a tutto ciò. Nuovi paradigmi, vecchi modelli. Non funziona.


Noi nel frattempo abbiamo ricominciato a scendere in piazzetta senza apparente motivo se non quello di fare qualcosa di diverso rispetto allo stare a casa.

Ad altre domande,
e forse pure a questa,
risponderanno
01-PROGETTO-ENG (No Place for Sex Trafficking)
02-INTERVISTA-ENG (Fast Company, Lilly Smith)
03-PROGETTO-ENG (Unseen Edible, Julia Schwarz)
04-PROGETTO-ENG (The [Not-So] Convenience Store, Kinetic)
05-ARTICOLO-ITA (Che Fare, Matteo Anichini)


 


01-PROGETTO-ENG
Partners against crime

 

Il risultato della sfida No Minor Thing del 2018 lanciata da What Design Can Do insieme al partner di ricerca STBY è ora online. La piattaforma web No Place for Sex Trafficking offre un servizio chiaro e forte: preparare i dipendenti degli hotel, i tassisti e il personale dei ristoranti a riconoscere i traffici sessuali e sapere come rispondere. Un programma di formazione tanto inedito quanto necessario.


02-INTERVISTA-ENG
Designer of soluzioni

 

La disciplina del design non è certo depositaria delle soluzioni a qualsiasi problema, tuttavia il suo approccio multidisciplinare e flessibile ha dato prova di essere particolarmente prezioso durante le numerose emergenze che hanno caratterizzato questo 2020. Paola Antonelli, curatrice del MOMA a New York, ha cercato di ritrarre questo fenomeno nella raccolta di interviste Design Emergency.


03-PROGETTO-ENG
A cena, muschio selvatico!

 

Ancora buone notizie in arrivo. I ricercatori prevedono che tra non molto, il clima estremo e la sovrappopolazione causeranno, tra le altre cose, una carestia. Cosa mangeremo allora? Unseen Edible è un mockumentary ambientato in un futuro prossimo che racconta cosa succederà quando il cibo smetterà di crescere. È finito il tempo in cui erano gli spinaci a farci diventare forti, tra poco arriveranno i licheni!


04-PROGETTO-ENG
Qual è il prezzo della convenienza?

 

Il nuovo progetto di Kinetic, una mostra pazzissima a tema rifiuti e sostenibilità, si chiama The [Not-So] Convenience Store. A prima vista potrebbe sembrare un tipico minimarket, ma i suoi prodotti sono tutt’altro che convenienti. Nel reparto frigo non troverete multi pacchi di insalata plastificata ma alternative sostenibili che richiedono uno sforzo maggiore da parte dei consumatori. Da non perdere.


05-ARTICOLO-ITA
Le nuove utopie del giornalismo

 

L’introduzione di internet ha cambiato il mondo del giornalismo, è innegabile il fatto che ci sia bisogno di pensare ad un nuovo sistema per sostenere economicamente le piattaforme online senza che gli interessi degli investitori possano influire sulla genuinità dell’informazione. La tecnologia del blockchain potrebbe essere la prossima e sono numerose le opinioni catastrofiche vs. quelle utopiche.

A venerdì prossimo,
la squad di DOW.


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