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A che punto siamo con le collabo?


Ehi! Bentornati amici e fans, benvenuti nuovi iscritti e buona siesta post prandiale a tutti.
Anche questo primo venerdì di ottobre (come l’ultimo di settembre) ci vede sfruttare le prime ore del mattino per compilare le ultime preziosità e provvedere affinché la newsletter si faccia trovare nelle vostre caselle di posta elettronica… più o meno puntuale.
Ormai lo sapete, no? Preparare un’edizione di Designer of what è un lavoro corale e collettivo, frutto di equilibri settimanali spericolatissimi e di una lotta contro la caducità dei giorni.

Ieri chiudendo la newsletter è successo più o meno questo

-Oki chiamatemi quando ci sei che arrivo
-PERF
-MA STASERA CI VEDIAMO? O DOMANI?
-Si stasera faccio un salto al volo -OK BOMBA HO LE MOZZARELLE
-Sei in ritardo? -NO, ARRIVERÒ DOPO LE 23.30 SICURO A MI
-Ho finito i riassunti TVB
 

Posto che questa parte sembra più un estratto di una puntata di qualche sitcom venuta male, passiamo oltre.


Praticamente Elio ci ha raggiunti a Milano perchè stiamo facendo delle cose con Giulia di COMPULSIVE ARCHIVE, con cui abbiamo già in attivo una collabo per la realizzazione della sua newsletter. Succede che per i prossimi quattro mesi Designer of what insieme a COMPULSIVE parteciperà alla Troublemakers Class of 2020, il nuovo workshop internazionale per la ricerca e la scrittura di design, curato dalla community FUTURESS. Per questa occasione i materiali dell’archivio saranno protagonisti di un’analisi mirata e critica, che noialtri di DOW svilupperemo da remoto durante la classe. Il risultato sarà pubblicato nel 2021 sul magazine online di FUTURESS. Bella roba veramente.

 

Che ci volete fare, siamo figli del nostro tempo, del telelavoro, del buon cibo e dei contenuti selezionati con cura et criterio.


A proposito, ci sono loro anche questa settimana e sono pronti per essere passati al setaccio del vostro tempo e della vostra voglia di mirabolanti meraviglie in forma di links.

01-PROGETTO-ENG (Dezeen, Natashah Hitti)
02-ARTICOLO-ENG (I love typography, John Boardley)
03-ARTICOLO-ENG (SID, Laurea University)
04-PROGETTO-ENG (Design for Migration)
05-PROGETTO-ENG (Terra Planter)


01-PROGETTO-ENG
Chiudere il cerchio

 

Sono numerosi i progetti alla ricerca di un modo per rendere la morte più sostenibile, in particolare Bob Hendrikx ha sviluppato delle “bare viventi” che favoriscono la decomposizione del corpo in sostanze che arricchiscono il suolo in cui sono sepolte. Insomma, sarà un po’ macabro, ma il ragionamento non fa una piega, e come spiega Bob “questo bozzolo vivente permette alle persone di tornare un tutt'uno con natura e di arricchirla, anziché inquinarla”.


02-ARTICOLO-ENG
Notizie che passione

 

Da secoli e secoli le notizie hanno registrato successi e fallimenti della specie umana, che sia sotto forma di voce di corridoio, lettera scritta a mano, avvisi tra aristocratici o veri e propri giornali. John Boardley ripercorre la storia della nascita dei giornali così come li conosciamo, chissà quale sarà il prossimo passo per questo importantissimo strumento.


03-ARTICOLO-ENG
Empatia ai tempi di Zoom

 

L’empatia è certamente un aspetto indispensabile del design thinking. Dopo questo passaggio al lavoro da remoto che ci è stato imposto da ovvie circostanze, viene spontaneo chiedersi se e quanto tutto ciò metterà bastoni tra le ruote ai designer in cerca di stabilire relazioni e comprendere il punto di vista dei propri users. Allo stesso tempo, potrebbe semplicemente trattarsi di uno spunto per progettare un nuovo modo di connettersi e mettersi nei panni degli altri digitalmente.


04-PROGETTO-ENG
Quello strumento potentissimo chiamato progetto

 

Negli ultimi anni svariati interventi progettuali hanno dimostrato come il design affronta il tema migranti. Sostiene l’apertura di dibattiti, facilita l’integrazione sociale tra le comunità, contrasta la disinformazione e lascia emergere narrazioni alternative. Tutte queste belle cose si possono trovare su Design for Migration, una piattaforma online che ha come obiettivo quello di raccogliere progetti esemplari per renderli disponibili a un pubblico sempre più ampio.


05-PROGETTO-ENG
Grazie madre natura

 

Il sogno di qualsiasi amante del pulito e appassionato di piante diventa realtà. Si chiama Terra Planter e consiste in un piccolo totem di terracotta che tutto sembra tranne un vaso, ma lo è. La grande deviazione sta nella mancanza di terriccio, al suo posto solo acqua. Funziona? Sembra proprio di sì. La tecnologia (slow) si basa sulla relazione tra il materiale, la struttura e la pianta stessa, niente a cui madre natura non avesse già pensato.

A venerdì prossimo,
la squad di DOW.


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