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È possibile non perdersi nel confronto tra prima e ora?


Uè ciao come procede?
Oggi arriviamo giusti giusti per accompagnare il vostro caffè post prandiale.
A parte essere a metà di questo glorioso mese che è Novembre, tutte le altre molteplici circostanze - per così dire - peculiari che accompagnano il nostro inquieto vivere, possono essere momentaneamente non citate.
 

Perché, insomma, abbiamo ben presente nei dettagli la nostra condizione miserabile riconosciuta, apprezzata, tutelata e distinta ormai solo sotto le preziose lenti della produttività e dell’improduttività.  


Non conta il tempo che abbiamo lottato per costruirci una vita pressoché equilibrata (non ideale eh, equilibrata) che ci facesse sentire quasi in armonia con noi stessi e con gli altri; non conta quanto abbiamo già ampiamente assimilato e subito il concetto di precarietà; non conta quella scossa di assestamento che è stata integrare definitivamente la nostra vita relazionale con scenari digitali significativi.

L’asticella delle criticità si è dovuta alzare. Adesso ci domandiamo cosa resta da fare se non lavorare, la prospettiva conosciuta per qualsiasi nostra scelta contempla solo il breve, brevissimo termine e l’unica immagine sensata a descrivere le nostre relazioni è quella degli omini uniti da linee graficamente brutte, come uno dei primi risultati alla voce “network” su google immagini.

No, non è esattamente un caffeuccio leggero e questa è una piena ammissione di colpa, però ci sono sempre i links che risollevano l’indice di propositività di questo appuntamento settimanale, con quei movimenti progettuali e del pensiero che forniscono un quadro un po’ meno discrezionale e decisamente più speranzoso dell’accidenti di mondo in cui stiamo vivendo e del percorso che quelli come noi provano a tracciare al suo interno. 

 

Sono punti fermi, notizie, esperienze e possono essere d’aiuto per l’orientamento.


E siccome qui è legittimo procedere per domande: l’avete bevuto amaro o con lo zucchero?

Ad altre domande,
e forse pure a questa,
risponderanno
01-PROGETTO-ENG (Mad Gadget, Conn Hastings)
02-ARTICOLO-ENG (UX Collective, Unma Desai)
03-ARTICOLO-ENG (Aiga Eye on Design, Madeleine Morley)
04-ARTICOLO-ENG (Dezeen, Katie Treggiden)
05-MOSTRA-ENG (Aby Warburg: Bilderatlas Mnemosyne)


 


01-PROGETTO-ENG
Progettare esperienze profonde

 

SoundWatch è uno smartwatch disegnato con l’obiettivo di notificare le persone non udenti o con problemi di udito in presenza di determinati suoni, come la sveglia di un fornetto a microonde o il clacson di un’auto. La ciliegina sulla torta sarebbe la possibilità, tramite il machine learning, di progettare SoundWatch con un approccio sartoriale per rispondere alle esigenze più particolari dei propri utenti, come ad esempio riconoscere e distinguere la voce di un partner rispetto a quella di uno sconosciuto.


02-ARTICOLO-ENG
Parliamo di 300 milioni di persone in più

 

Il daltonismo è una condizione presente nell'8% degli uomini e 0.5% della donne sul nostro pianeta, ovvero circa 300 milioni di persone. Quando una fetta così grossa della popolazione non ha la capacità di distinguere i colori, perché ci sono ancora così tante occasioni in cui questo problema non viene considerato? Unma Desai presenta il caso studio del gioco Among Us, basato sull’identificazione di personaggi in base al loro colore.


03-ARTICOLO-ENG
Non smettetela di provarci, ma andate più a fondo!

 

Un progetto senza una base di ricerca solida e conoscenza tecnica dell’argomento non ha senso e il design, essendo un processo iterativo, ha la possibilità e gli strumenti per testare l’effettivo funzionamento delle soluzioni che propone per migliorare le condizioni di vita delle persone. Questo è il consiglio della dottoressa Guinevere Eden, che spiega come nonostante le buone intenzioni di font create per facilitare la lettura per le persone dislessiche non sono così efficaci come ci sono state presentate.


04-ARTICOLO-ENG
La madre di tutti i problemi ambientali

 

Sono i rifiuti! Come racconta Robert Kunzing, nella sua storia di copertina del National Geographic di marzo. Stiamo sprecando talmente tanto che siamo arrivati al punto in cui le risorse non si trovano più nel terreno ma molto più probabilmente nelle discariche. Per questo la spazzatura potrebbe essere la materia prima per iniziare la transizione verso quella che sembra essere l’unica via d’uscita: l’economia circolare.


05-MOSTRA-ENG
Senza nemmeno alzarsi dal letto

 

Facile e indolore, un bel tour virtuale tra i 63 pannelli recuperati per la prima volta dalle immagini originali del Bilderatlas Mnemosyne. L’atlante creato dallo storico Aby Warburg negli anni ‘20 raccoglie temi e modelli visivi ricorrenti nel tempo, dall’antichità al Rinascimento fino ad arrivare alla cultura contemporanea. Un’occasione per riscoprire una pietra miliare e fonte di ispirazione per il mondo attuale dominato dalle immagini e dalla tecnologia digitale.

A venerdì prossimo,
la squad di DOW.


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