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Ci stiamo nutrendo di miraggi?


La sete e la fame sono alert della condizione vivente, svegliette del nostro organismo che suonano puntuali o che (per un tot di motivazioni possibili) si impara a posporre. L’uso figurato di questi desideri istintivi è un buon espediente per parlare di necessità, tensione, ambizione, esigenza.
Un esempio tra tutti sta nel libro più famoso del mondo dove quattro tipi chiamati gli evangelisti, mettono in bocca alla gente frasi come l’anima mia ha sete di te, dove il te è dio quindi ciao, di che stiamo parlando. Livelli di aspirazione altissimi.

Ed eccoci qua - complice questa situa - a mettere in chiaro le cose interrogando ogni singolo segmento che ci compone, dallo stomaco tonante al pensiero più ossessivo, dalle borse sotto gli occhi (chiaro segno di ritenzione idrica, ndr) al sentimento più dolce: ho fame? ho sete? E di cosa? (fame e sete of what?)

Qualche giorno fa si è celebrato l’Earth Day: istituita cinquant’anni fa, questa ricorrenza è nata soprattutto come lotta contro l’inquinamento. Da allora le cose non sono che tragicamente peggiorate e il tema centrale di quest’anno, i cambiamenti climatici, appare ai nostri occhi immerso in un wordcloud di parole non proprio rassicuranti: aumento delle temperature, condizioni meteorologiche estreme, estinzione di specie vegetali e animali, desertificazione, calo delle risorse d’acqua, diffusione di malattie (ops), sicurezza alimentare.

Qualche settimana fa, inutile ribadirlo, l’OMS ha dichiarato che il Covid19 si caratterizza come una pandemia e questa situazione senza precedenti ha trasformato le nostre vite sotto ogni punto di vista.

È il caso di chiedersi dunque, su più livelli, letteralmente e in senso lato, di cosa un essere umano si stia nutrendo, oggi 24 aprile 2020, oggi che è sempre più complesso essere consapevoli e sicuri dei nostri pranzi e delle nostre cene, oggi che è sempre più confuso pensare le nostre relazioni, il nostro lavoro, il nostro domani. Ci stiamo nutrendo di miraggi?

Ad altre domande,
e forse pure a questa,
risponderanno
01-ART-ENG (Medium, Louise Mushet)
02-ART-ENG (Places Journal, Sam Bloch)
03-ART-ENG (The Washington Post, Gene Park)
04-LIB-ENG (The Uninhabitable Earth: A Story of the Future, David Wallace-Wells)
05-ART-ENG (Kottke, Jason Kottke)


 


01-ART-ENG
Se non hanno più pane, che mangino brioches!

 

L’importanza di internet non si è mai fatta sentire così tanto come in questo ultimo periodo. Immaginatevi una giornata senza: niente lavoro, pochi contatti, niente compere, niente di tutto o quasi. Ci sono molte persone che anche in condizioni normali non hanno accesso a internet e che oggi vengono esclusi dai servizi essenziali: qualche spunto per una rete più inclusiva.


02-ART-ENG
Scenari apocalittici di città senza ombra

 

Sembra banale, ma la mancanza di ombra può essere un grosso problema in città come Los Angeles, dove la temperatura percepita raggiunge gli 80°C quando il sole è a picco. Non ci sono pensiline alla fermata dei mezzi pubblici e gli alberi non bastano, la gente si arrabatta come può tra teli e cassette di frutta e il sollievo si trova dietro agli immensi cartelloni pubblicitari. Chi decide dove va l’ombra?


03-ART-ENG
Scontro fra titani: Silicon Valley vs Fortnite

 

La sfida definitiva tra la regina dell’innovazione tecnologica e il colosso dei videogiochi è ora in atto e ha come oggetto niente meno che la prossima versione di internet, conosciuta come Metaverse. In soldoni, una piattaforma virtuale condivisa, costantemente online e dotata della propria economia. Ovviamente entrambi sono ossessionati dall’idea di esserne loro padri. Sono aperte le scommesse!


04-LIB-ENG
È peggio, molto peggio di quanto pensiamo

 

Un piccolo reminder per stare allegri al tempo della pandemia. “The Uninhabitable Earth” di David Wallace-Wells è il libro definitivo per prendere coscienza del nostro futuro prossimo. Se a preoccuparci rispetto alla crisi climatica è l’innalzamento del livello del mare, beh, stiamo a malapena grattando la superficie di ciò che ci aspetta: un incubo vivente che non tarderà ad arrivare. Smettiamola di essere ottimisti.


05-ART-ENG
A Singapore come in via Padova

 

Ormai è nota la “buona” pratica di utilizzare il nastro adesivo per segnalare la chiusura di spazi pubblici e promuovere il distanziamento sociale, solo che a Singapore lo fanno con più fantasia e forse anche più sul serio. A raccogliere e documentare tutti questi tesori d’oriente senza lasciarsene sfuggire nemmeno uno, c’è l’account Instagram @tape_measures. Stay safe!

A venerdì prossimo,
la squad di DOW.


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