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Quanto è bello stare in natura?


Quando arriva la bella stagione il desiderio di stare in natura diventa una necessità. Da incastrare tra lavoro, sbattimenti vari e palazzoni, tutte le sere oppure solo una domenica al fiume: tutti, in qualche modo, trascorriamo o sogniamo ardentemente di trascorrere un tempo diverso, in un ambiente diverso, in natura.

Amici, oggettivamente, ma quanto è bella la natura?
Bella scoperta, direte, e invece nooo perché questo è un passaggio fondamentale su cui soffermarsi. 
Riconoscere la bellezza degli alberi, delle rocce, dell’aria di montagna, del mare dovrebbe essere già sufficiente a far scattare qualcosa dentro di noi: quel sano fervore che mette al primo posto la difesa, la tutela e l’attenzione nei confronti di qualcosa che ci sta a cuore e che ci fa stare bene. Eppure non è scontato.

Ricordiamolo e ricordiamocelo, dunque, cosa è la bellezza della natura e il benessere che ci infonde, perché a una certa potrebbe decisamente non essere più così, come la conosciamo. Potrebbe diventare simile a questa versione di sé, ma squilibrata, persa, in preda alla confusione e al malessere diffuso, alla depressione. 
Fine dell’organismo Terra, fine di Gea, fine di tutto. Per come lo conosciamo.
 

Non perdiamo occasione per rinnovare una riflessione sul pianeta in cui viviamo, esseri umani, non umani, specie tutte, vertebrati, invertebrati, batteri.


Tutto sommato è un’operazione semplice, prendere a prestito la stagione delle belle giornate (in teoria) per ricordarci quanto sia preziosa la natura, no? Lo è, risposta esatta, ma questi due cents non hanno la pretesa d’esser nulla più che un input sincero e veramente, veramente sentito.

Buona bellezza della stagione e stiamoci attenti.

Ad altre domande,
e forse pure a questa,
risponderanno
01-ARTICOLO-ENG (Aiga Eye on Design, Louise Benson)
02-PROGETTO-ENG (5 Stars, Aneesha Lowni)
03-ARTICOLO-ENG (The Guardian, Leslie Kern)
04-ARTICOLO-ENG (Medium, Ksenia Cheinman)
05-ARTICOLO-ENG (Next Nature, Ruben Baart)


 


01-ARTICOLO-ENG
Quando le illustrazioni si fanno sentire

 

Nel giugno 2019, sono cominciate le proteste nella città di Hong Kong consistenti di marce, occupazioni e di un ricco linguaggio visivo che si è sviluppato nel corso di quest’anno e più. Sono tanti gli artisti che partecipano a questo importante tassello di storia con le proprie illustrazioni, soprattutto ora, durante l’era di Telegram ed Instagram, che permettono alle immagini di viaggiare molto più velocemente e lontano che mai.


02-PROGETTO-ENG
Non solo un viaggio in taxi

 

5 Star è il progetto di Aneesha Lowni, la cui campagna su Kickstarter è cominciata pochi giorni fa. Si tratta di uno short film ambientato in cinque taxi, il quale attraverso una serie di dialoghi punta a fare immedesimare il pubblico nei panni di una donna BAME (Black, Asian and Minority Ethnic) a mostrare le invasioni di privacy e situazioni complicate che spesso si trovano obbligate ad affrontare. A cosa servono i $$$? A dare un compenso a tutti i creativi parteciperanno al progetto.


03-ARTICOLO-ENG
Lungo quanto un grattacielo

 

Le nostre città schizzano testosterone e non solo, riflettono modelli di discriminazione basati sul genere. Non è proprio una sorpresa se pensiamo architettura e urbanismo come risultati diretti della nostra società, profondamente patriarcale e misogina. Del resto, la vita urbana rimane la nostra migliore speranza per il cambiamento radicale. È possibile ridisegnare una città anti sessismo?


04-ARTICOLO-ENG
Ripensare l'ecosistema

 

Significa adottare un approccio sistemico al progetto e smetterla, una volta per tutte, di pensare a prodotti o servizi specifici senza prima metterli in relazione a un contesto. Il secolo in corso ci pone davanti a problemi sempre più complessi rispetto al passato e per questo è arrivato il momento di capirne le dinamiche per elaborare interventi che possono portare a risultati migliori e sicuramente più utili.


05-ARTICOLO-ENG
Che carino, dove lo hai comprato?

 

In un futuro non tanto lontano, i nostri vestiti invece che essere propriamente fabbricati, saranno coltivati. La parola giusta è biofabbricazione, termine coniato da Suzanne Lee. La stilista e portavoce del movimento crede e dimostra che sia possibile vivere in un domani costruito con materiali veramente sostenibili in cui è la biologia a fare da padrone, non l’olio! Basta avere un po’ di pazienza.

A venerdì prossimo,
la squad di DOW.


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