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'Chiedi e ti sarà dato’ è il mantra della decade, la voce altisonante delle emittenti che a suon di on demand hanno costruito un pubblico che brama la possibilità di controllo sui suoi contenuti.

Alt, perché non è affatto vero che il consumatore contemporaneo, quello dell’internet, è più libero e consapevole dei beni che fruisce: ogni suo desiderio anche il più piccolo e inconsapevole viene intercettato, carpito e tradotto in business diventando così IL SUO desiderio, senza neanche dare un tempo di valutazione o metabolizzazione minimo, tipo quello che ci vuole per scegliere con quale merendina ti rovinerai l’appetito.

Il consumatore di contenuti, in particolare, è tra i più vulnerabili: la pratica ha contagiato i più scrupolosi, i quali si sono ritrovati ad apprezzare qualcosa perché parte di un percorso di scelta indirizzato e veicolato da sponsorizzazioni. 
E così, senza accorgercene, ci siamo ritrovati ad acconsentire – si si si – ribaltandoci su di un: ti sarà dato, quindi a sto punto chiedi, così il track funziona uguale.

Sulle nostre piattaforme, tutto vuol dire niente, tanto vuol dire poco, poter scegliere vuol dire non poter scegliere, in fin dei conti.
Ora, lo zapping non risolverà di certo il problema dell’appiattimento dei contenuti, ma possiamo considerarlo davvero come ultima frontiera della serendipità quando si parla di intrattenimento.
Riscopriremo il piacere di un palinsesto costituito e, forse, ci batteremo affinché la sua composizione sia equilibrata, trash, divertente e d’ispirazione, ci interesseremo al dietro le quinte, alle persone dell’intrattenimento, a chi paga i suonatori e decidendo la musica, capiremo tante cose.
Non è effettivamente un inganno molto diverso dall’on demand, ma lo è in un maniera genuinamente dichiarata. 

Torneremo a domandarci: Cosa c’è stasera in tv?


Ad altre domande 
e forse pure a questa 
risponderanno
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Me lo presti? Giuro che te lo riporto
PROGETTO ENG  |  LIBRARYOFTHINGS.CO.UK

Chi non si è mai arreso ad usare il Patafix per appendere un poster anziché chiedere ad innumerevoli amici se hanno un trapano da prestargli per appendere una cornice seria? Questa è l’evoluzione del gruppo FB “Sei di *** se…” per prendere in prestito oggetti che servono solo una tantum. È ecosostenibile, cheap, sprizza comunità da tutti i pori, si chiama Library of Things.


  ➭ La cosateca 


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A che diavolo serve il design?
ARTICOLO ITA  |  IL TASCABILE SARA MARZULLO

Sara Marzullo ripercorre le lezioni di antropologia e design di Gian Piero Frassinelli, uno dei fondatori di Superstudio, un vero e proprio discorso composto di premesse (antropologia), l'oggetto polemico (design) e le riflessioni sul presente di, come si definisce lui, un non addetto ai lavori.


  ➭ Spunti interessanti 


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Quello che è tostato rimane tostato
ARTICOLO ENG  |  ELLA DOWSON

Se fino a poco tempo fa vigeva la tacita legge “dimmi cosa fai e ti dirò chi sei” adesso non è più vero. Chi per lavoro ha scelto anche la sua passione sembra non passarsela poi così bene ormai. Tra di loro (noi?) sono sempre di più quelli che vengono bruciati, complici i social media e l’innata capacità di isolazione tipica di questa generazione. Insomma, l’intero sistema capitalistico sta crollando e nessuno pare preoccuparsene.


  ➭ Trauma 


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Il dentifricio diventa Cool
PROGETTO ENG  |  YANKO DESIGN RUCHI THUKRAL

Coolgate è un esercizio progettuale con l’obiettivo di diminuire il packaging in eccesso dei tubetti di dentifricio e renderlo più ecosostenibile. Via la scatola, per risparmiare materiali e inchiostro. Benvenuti invece a materiali non solo riciclabili, ma biodegradabili. Ovviamente anche il look è importante. È sempre un piacere osservare lo shift culturale che sta portando grandi marchi ad ingegnarsi per inquinare meno l’ambiente: Colgate, prendi nota.


  ➭ Think outside of the box 


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Ancora una questione di genere
ARTICOLO ENG  |  AIGA

Tra i diversi ambiti e settori siamo abbastanza sicuri che quello del design sia uno dei più progressisti. Per esempio, mentre stiamo a farci gli spiegoni sulle nuove possibilità delle industrie e più in generale sul sempre meno possibile futuro del mondo alle conferenze guardiamoci intorno e davanti. Saremo ancora una volta spiacevolmente colpiti di vedere che il 69,7% delle persone che prendono parte a questi eventi sono ancora una volta uomini.


  ➭ Sorpresa! 

 

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