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Adesso cosa possiamo fare con il nostro corpo?


Tempi pandemici, il corpo è sotto accusa: difficile che sia altrimenti, il virus non si trasmette certo per via telepatica.
Fuori da ciò abbiamo le paranoie diffuse, l’isteria o il negazionismo, e quello sì, è tutto nella testa, ma questa è un’altra storia.

Oggi stiamo provando a dire cosa sta accadendo ai nostri corpi da quando è scoppiata la pandemia.
Non c'è nessuna conclusione probabilmente, solo delle immagini su cui intripparsi alquanto e l’idea che la nostra mente, il nostro sentire, le nostre sensibilità e le nostre esperienze, siano assolutamente in connessione intima con la componente fisica e concreta, riferimento ed interdipendenza, il nostro corpo.
 

Ogni “sacrificio” che questo periodo ha richiesto è iniziato e passato dal corpo di ciascuno di noi.


Stare fermi nella propria abitazione, evitare il contatto, coprire naso e bocca con la mascherina, sono solo alcuni tra gli interventi che – con non poca fatica – la volontà ha dovuto esercitare sul corpo.

Poi ci sono i flussi di persone, quindi le successioni di corpi, che fino al giorno prima involontariamente si susseguivano e che ad un certo punto si son dovuti controllare, indirizzare, contingentare. Da casa al bar, da Roma a Milano, dallo scaffale alla cassa, dai tornelli al vagone della metro, dal principio alla fine della mostra, dalla biglietteria alla poltrona in sala, nessuna esperienza esclusa.

Si tratta del movimento del nostro corpo nello spazio, che in qualche modo prima generava un impatto di tipo fisico ed energetico in modo più o meno spontaneo, che adesso è venuto a mancare. I concerti, ad esempio, erano fatti prevalentemente di energia dei corpi, non in forma singola o canalizzata ma configurati come assembramento, gruppo, mappazzone, insieme, balotta chiama questa cosa come volete come volete, è quella roba lì indefinita e speciale.

 

La conclusione potrebbe essere tranquillamente un suntivo :(, ma vogliamo provare a cercare altre forme per assecondare i nostri corpi, che fermi e costretti proprio non ci sanno stare. Voi avete qualche idea?


Ad altre domande,
e forse pure a questa,
risponderanno
01-VIDEO-ENG (Service Lab, Lucy and Becky)
02-ARTICOLO-ENG (Eye on Design, Anoushka Khandwala)
03-PROGETTO-ENG (Digital Bunkers)
04-PROGETTO-ENG (Datawear, DIY Canvases)
05-PROGETTO-ENG (GD program, CCAGD)
 


 


01-VIDEO-ENG
Design e crisi climatica, soluzioni?

 

Gli scienziati parlano di una decina d’anni, questo è il tempo che si stima avremo per risolvere il problema del cambiamento climatico. Ma se come designer siamo ancora preoccupati che i clienti ci scartino alla proposta di un approccio sostenibile, cosa dobbiamo fare? Lucy, service designer per Snook, e Becky, communication and service designer for Policy Lab, hanno fondato #designandclimate, un collettivo open source, che vuole mantenere aperta e attiva la conversazione (e le azioni) su questo problema.


02-ARTICOLO-ENG
Costruire comunità una zine alla volta

 

Tutto iniziò con la stampa riso, poi Sofia Niazi, Rose Nordin, and Heiba Lamara fondarono il collettivo One of My Kind (OOMK) e lo studio Rabbits Road Press (RRP) nel quartiere di Newham, vicino a Londra, dando vita ad una serie di esperienze che hanno unito la comunità coinvolgendo le categorie più disparate di persone per mezzo della narrativa e del processo creativo.


03-PROGETTO-ENG
Tutti al riparo in rifugi digitali

 

Partecipanti provenienti da all over the world reimmaginano le proprie case e i sistemi infrastrutturali da cui dipendono quotidianamente. Dove? Su Digital Bunkers, una serie di workshop speculativi on-line e aperti a tutti sul futuro della quarantena e dell’autoisolamento. Le sessioni, per una durata di tre giorni, consistono in discussioni di gruppo e momenti creativi che utilizzano piattaforme di gaming come Fortnite. Che sogno!


04-PROGETTO-ENG
Indiana Jones Digitali

 

DIY Canvases sono un progetto creato da Datawear per la Dutch Design Week 2020. Si tratta di mappe digitali, una sorta di lentino per osservare l’ambiente che ci circonda con occhio critico, che permette di esplorare l’impatto sulla nostra privacy di tecnologie come il riconoscimento facciale, le immagini termiche e wifi tracking all’interno della città in cui viviamo.


05-PROGETTO-ENG
Condizioni remote

 

Se ancora non ne avete abbastanza degli eventi online, per questo autunno la community di CCA Graphic Design ha programmato un’agenda molto fitta tra workshop, talk e visite virtuali sul campo. Dalla tipografia all’industrial design, ce n’è per tutti i gusti ma occhio a non farseli scappare, la programmazione chiude a fine novembre!

A venerdì prossimo,
la squad di DOW.


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