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C’è vita dopo le 19?


Più o meno intuibile dalla domanda, oggi ci sembra ok introdurre il carrozzone mettendo per iscritto i nostri due centesimi su lavoro e tempo libero. 

Sono mesi, mesi e mesi che questo topic da vita a conversazioni / riflessioni che ci entusiasmano, stressano, rilassano,…

Fantasticare su come sarebbe la vita senza il dovere del lavoro è un giochino straordinario che pratichiamo spesso. Spesso, oddio… dopo le 19. O le 18 quando va meglio. O il sabato o la domenica, quando viene rispettato il sacrosanto diritto al riposo.
Fantasticare su cosa sarebbe il tempo privo di questo dovere è un giochino ancor più straordinario, a volte talmente straordinario che è quasi doloroso, perché praticamente irraggiungibile.
 

Non esiste un tempo libero assoluto, esiste un tempo che si vende ed esiste quello che resta, il cosiddetto tempo libero.


Luci puntate sul primo concetto, grazie -tuuum- ecco a voi il tempo che si vende: che dire, in cambio si ottengono i soldi e con i soldi ci puoi fare veramente delle cose fighissime tipo mangiare nei posti buoni, comprare i fumetti e le stampe giganti, comprare i dischi, fare i viaggi, andare a trovare gli amici,… Ma per godere di tutto ciò - perla di banalità - si avrà bisogno di tempo libero, secondo concetto signore e signori: per fare esperienza, per mangiare senza che il cibo ti resti sullo stomaco, per ascoltare i racconti degli amici che sei andato a trovare e non avere la testa altrove, serve tempo libero, quello cioè in cui non si lavora.

Un conflitto elementare che la nostra generazione soffre parecchio, oppure siamo solo noi a pensare che tutto questo non abbia alcun senso.
 

Ci siamo abituati a guardare al venerdì e agli orari di fine giornata come a dei luminosissimi pianeti felici, personalissime epifanie private e condivise insieme, balsamo per nervi aggrovigliati.


Eppure, pieni come siamo di dubbi sulla sostenibilità di questo sistema, non è la voglia di fare che ci manca, sono soltanto le ore di tempo. Il nostro desiderio più grande è quello di conoscere le cose e incontrare le persone in un tempo libero: senza interessi di sorta, flussi energetici liberi da logiche utilitaristiche. 

C’è vita dopo le 19? Ci sono le nostre ore viziate dal telelavoro e i nostri nervi accavallati dallo stress? Riusciamo a farci stare le dormite tranquille, le risate al mare o il procrastinare più totale? Non contiamo più i disastri di questi tempi, ma ci conviene iniziare a contare quelle ore dedicate alla stasi, alla contemplazione assoluta, al pensiero incondizionato.


Ad altre domande,
e forse pure a questa,
risponderanno
01-ARTICOLO-ENG (Aiga Eye on Design, John Kazior)
02-PROGETTO-ENG (Bell Chair, Konstantin Grcic)
03-ARTICOLO-ENG (Auckland.ac.nz, Margo White)
04-ARTICOLO-ENG (Medium, Silvia Sfligiotti)
05-PROGETTO-ENG (Cards for Humanity, Idean)


01-ARTICOLO-ENG
Problemi d’etichetta

 

Il simbolo del riciclo, quelle freccette che si rincorrono in cerchio per intenderci, pare possano significare tutto e niente: Victor Bell, presidente della Environmental Packaging International, racconta come questo simbolo sia stato esaustivo abbastanza da assicurarci l’attuale riciclo dei nostri rifiuti, anzi è stato purtroppo spesso utilizzato più ai fini del greenwashing che altro. Si tratta di un problema del simbolo in sé o delle norme che ci stanno attorno?


02-PROGETTO-ENG
Idee vecchie e nuove

 

Perché la classica seduta in plastica, nonostante il pesante impatto ambientale e l’aspetto super cheap, è così popolare? Prezzo e praticità sono sicuramente alla base del suo successo. Un sedia fenice, che risorge dagli scarti di produzione di altri mobili prodotti in plastica, è stata ideata grazie alla collaborazione tra il designer Konstantin Grcic, il brand Magis e il fornitore di plastica. Sarà un nuovo archetipo per le generazioni che verranno?


03-ARTICOLO-ENG
Cambiare abitudini

 

C’è una differenza sostanziale tra progettare prodotti sostenibili e progettare per la sostenibilità ambientale, la dott.ssa Gabriela Baron racconta come sia ora necessario ricollocare le nostre aspirazioni da designer non nella creazione di prodotti sostenibili di per sé, bensì nella progettazione di sistemi e servizi che favoriscano un cambiamento nelle nostre abitudini a favore dell’ambiente.


04-ARTICOLO-ENG
Viviamo nell’era dell’AUTO-TUNE

 

Lettere maiuscole al centro di una pagina vuota, suona famigliare? Si tratta di uno stile ricorrente, che sembra aver preso parecchio piede nell’universo nel graphic design. Se pensavate che l’autotune fosse un affare solo per trapper, vi state sbagliando di grosso. Silvia Sfligiotti presenta l’AUTO-TUNE DEL GRAPHIC DESIGN, (in questo caso purtroppo) emblema della nostra era storica.


05-PROGETTO-ENG
Un nuovo tool è in città

 

Si tratta di Cards for Humanity! Gioco di carte online progettato per aiutarci a creare empatia e a testare i nostri prodotti, servizi e progetti da una vasta gamma di prospettive senza lasciare indietro nessuno. Giocare è facilissimo, vedere cadere le nostre migliori intenzioni progettuali decisamente meno. Ecco uno strumento semplice ma potente per riordinare le idee e fare del design inclusivo una priorità. 

A venerdì prossimo,
la squad di DOW.


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