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Domanda:

 

Quale speranza per la vita collettiva?


Sia ben chiaro, chi vi da il buongiorno oggi non potrebbe essere più misantropo e solitario di così: non c’entra la quarantena, c’entrano quelle fasi della vita in cui il silenzio e la solitudine diventano necessari. 
Ora – in questi ultimi giorni di febbraio – capita che tutto ciò coincida con una certa fase di questa specie di realtà geopolitica e sociale in cui ci troviamo e che ogni accadimento spinga inesorabilmente ciascuno di noi verso il ripiegamento privato. 
È un fenomeno antico, processato nell’ultimo paio di decenni, che ad ogni sua episodica manifestazione ha un sapore sempre un po’ più amarognolo.

Ci perdonerà il buon Morton per l’appropriazione indebita, ma forse anche questa storia qui è un iperoggetto. Forse le strade vuote, lo spazio che si dilata, l’immersione dell’individuo in una capsula personale, l’esplosione rovinosa dell’arena pubblica iniziata dallo scrosciare di due bicchieri di vino, il disperdersi schizofrenico del gruppo come entità, …

 

Ne siamo pervasi, ne avvertiamo la presenza, ne siamo intrappolati.


Ben oltre la retorica dell’altro come ricchezza, pace amore e blablabla, dovremmo considerare - da bravi individualisti quali ci piace essere (Millennials, a rapporto! Classe disagiata, che vi nomino a fare!) la terribile ipotesi di un isolamento imposto ed esserne inorriditi.
È questa la differenza, è questo il metro della nostra frustrazione. Questa roba qui non la stiamo decidendo noi. Scendo e al bar non c’è quasi più nessuno.
È frustrante eccome, la vita collettiva, è stancante. Ma sarebbe bello poterla praticare ogni tanto.

PS. L’ho pure incontrato, Speranza, l’altra sera in viale Monza. Passeggiava sorseggiando birra, pare che adesso viva in zona.

Ad altre domande,
e forse pure a questa,
risponderanno:
01-ART-ENG (MIT Technology Review, Tim Maughan)
02-ART-ENG (AIGA Eye on design, Madeleine Morley)
03-ART-ITA (Link Idee per la TV, Daniele Ferriero)
04-ART-ENG (Harvard University, Sala Elise Patterson)
05-STU-ENG (Impossible)


 


01-ART-ENG
Tra i titoli di coda di Black Mirror

 

Bruce Sterling è uno scrittore di fantascienza che ha contribuito a lanciare il movimento cyberpunk negli anni Ottanta. Nel 2005 Starling ha coniato in un libro il termine design fiction, ma non si era esattamente appropriato del concetto, ancora fumoso all'epoca. Oggi sappiamo che la design fiction è il fare, più che l’immaginare, un processo di apprendimento che ci fa riflettere su nuovi scenari possibili non ancora esistenti.



02-ART-ENG
Riscoperta di una nuova linea


Che ruolo avevano le donne all'interno del Bauhaus? Ecco la storia insolita di Söre Popitz, un'incredibile designer che studiò nella scuola di Weimar. Grazie a una combinazione di eventi, riuscì a diventare una delle prime grafiche della storia specializzata in tipografia e advertising, pur decidendo spontaneamente di lasciare il Bauhaus per cominciare la sua attività da progettista freelance.



03-ART-ITA
Quando il videogioco si fa duro

 

Possiamo combinare il meglio del game design e delle nuove tecnologie con le neuroscienze? Possiamo promuovere la salute psichica attraverso i videogiochi per aiutare chi soffre di patologie mentali? Queste sono le domande che si pongono i creatori di The Insight Project, un progetto di ricerca e sviluppo dello studio videoludico Ninja Theory. Un percorso mai affrontato prima che potrebbe rivelarsi una vera e propria rivoluzione.



04-ART-ENG
Cercare soluzioni alla radice

 

Due parole che a prima vista paiono agli antipodi sono il tema del nuovo libro di Julia Watson Lo-TEK: tecnologia indigena. Numerose soluzioni ad estremi scenari ambientali sembrano appartenere ad antiche pratiche indigene, sviluppate in un momento in cui la natura e il mondo urbano non erano nettamente divisi, come sono al tempo d'oggi.



05-STU-ENG
Planet Centric Design

 

Impossible è un innovation hub e un incubatore. L’agenzia utilizza arte, design e tecnologia per affrontare alcuni dei problemi del mondo apparentemente impossibili da risolvere. Tra le altre cose, sperimentano e progettano prodotti originali, come Impossible People, il social network basato sull'economia del dono. Hanno sede a Londra, Lisbona, San Francisco e Brisbane. Impossible è certificata B Corporation.



A venerdì prossimo,
la squad di DOW.


Consiglia Designer of what.

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